Le Uova di Famiglia: Fabergé di Luca Caputo

1885. Un uovo candido smaltato d’opaco. Al suo interno un tuorlo d’oro massiccio, che sua volta racchiudeva una gallina colorata d’oro e di smalti, dagli occhi rossi di rubino. Quest’ultima racchiudeva una copia in miniatura della corona imperiale contenente un piccolo rubino di forma ovoidale. Il dono pasquale dello Zar Alessandro III di Russia a sua moglie Maria Fëdorovna. Da quel giorno prese vita una tradizione. Da quel giorno le meraviglie ebbero una forma: Fabergé.

È questa la firma che ha dato vita alle creazioni di alta gioielleria più raffinate e spettacolari del mondo. Le celebri Uova Fabergé erano, secondo l’usanza, il dono di Pasqua dello Zar alla Zarina: da Alessandro III a suo figlio Nicola II che addirittura ne face realizzare due all’anno; uno per la madre, l’altro per la moglie. Ma la collezione imperiale, anche se rese famosa la maison e le sue opere, permettendo a Fabergé di diventare gioielliere di corte, non è l’unica. La collezione Kelch, costituita dalle uova che il nobiluomo Alexander Kelch era solito donare a sua moglie Barbara, è degna di nota, poiché supera per costo, raffinatezza e suntuosità quella imperiale. I temi e l’aspetto delle uova variavano ampiamente e sebbene la preparazione occupasse un’intero anni, ben cinquantanove uova furono prodotte dalla gioielleria, divenendo il segno del lusso e del fasto russo. Per il mondo intero le Uova di Pasqua Gioiello di Peter Carl Fabergé, divennero grazie alla loro straordinaria bellezza, il simbolo dello splendore decadente del potere degli Zar e dello stile prezioso ed esotico della nobiltà russa.

L’ esposizione nel Palazzo dell’Armeria del Cremlino di Mosca, al Museo delle Belle Arti della Virginia, al Museo dell’ Arte di New Orleans e in altri musei nel mondo, sono alcuni dei luoghi dov’è possibile ammirare ancor ‘ora la maggior parte delle uova. Si rimane ancora incantanti di fronte alla sublime cesellatura, agli incastri perfetti e al luccichio delle pietre preziose. Magari sognando il ritorno ad un mondo oramai scomparso per sempre.

Luca Caputo

In alto: foto tratta da www.faberge.com.

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