Trama Doppia: Nico Pedaci di Vittoria M. Podo

Nell’intervista di oggi abbiamo intenzione di scoprire il fotografo, ma anche l’uomo, che è dietro la stragrande maggioranza dei ritratti che, sin dalla sua genesi, costellano i numeri di “Le Grand Mogol” (ante L’Interdit Haute Couture Magazine). Da oggi in poi, Nico Pedaci, l’invisibile ma imprescindibile occhio tacitamente nascosto da anni dietro l’obiettivo, si rivelerà a noi lettori con un interessante cambio di paradigma. Sarà concesso a noi, oggi, scoprire le motivazioni alla base di questa scelta e la storia di una vita dedita al connubio sinergico tra tecnica e passione, nato da matrici familiari e approdato ad un’affermazione ormai professionale.

Ciao Nico. Nel corso della tua carriera ti sarà capitato di ritrarre numerosi volti in altrettanto numerose occasioni. Quand’è che dici a te stesso: “E’ questa la foto giusta”? Qual è quel quid che ti fa puntare il dito verso la foto definitiva fra tutti gli altri scatti?

Per scegliere una foto guardo prima l’aspetto tecnico: luci e inquadrature ma oltre ciò; che si completa con la postproduzione, sono molto attento a ciò che trasmette una fotografia. Tralasciando il contesto dove sarà usata e quello che può trasmettere agli altri, deve colpire prima di tutto me. Ricerco la bellezza in ogni scatto. La pura bellezza.

Come già anticipato, da ora in poi sarai tu l’attore da fotografare, e non più il regista fotografo. Riuscirai a scindere la tua deformazione al tecnicismo dal tuo nuovo ruolo, o pensi che sarai, alla fine, tu stesso l’occhio più critico a giudicare i ritratti che ti vedranno protagonista?

Ho accettato di passare dall’altra parte della fotocamera, soltanto ad una condizione: che a fotografarmi fosse esclusivamente mio padre, personale maestro e mentore sia di vita che di mestiere, nel quale ho fiducia totale. Questa decisione è stata dettata dal fatto che non riesco ad approcciarmi con occhio non critico al lavoro di altri colleghi.

Urge una precisazione: d’ora in poi, Nico, non sarai uno dei tanti. É lui infatti l’acmè ispirazionistico di Luca Caputo, il canovaccio principe dell’uomo perfetto secondo il Direttore della Rivista, la nuova stella polare a cui guardare se ci si vuole riferire alla definizione enciclopedica di uomo ( ma l’enciclopedia è quella targata Le Grand Mogol). Un rapporto di collaborazione e stima reciproca costruita dopo anni, set dopo set. Ma voglio lasciare il racconto di tutti questi particolari direttamente a te: racconta gli arbori della tua associazione ( a delinquere ) con Luca e riportane, insomma, un qualche particolare a te caro.

Il mio rapporto con Luca è nato quando mi ha commissionato l’aspetto fotografico di un ricevimento da lui organizzato. Dopo qualche tempo mi ha ricontattato. Non so cosa l’abbia colpito, ma abbiamo iniziato un rapporto lavorativo che ancora adesso si evolve, assieme ad un solido legame di amicizia. Nonostante i litigi e le incomprensioni, sia uno che l’altro abbiamo sempre deciso di porre noi come duo al di sopra delle nostre personalità singole, sia dal punto di vista lavorativo che non. Questo è ciò che ci ha fa andare avanti. Poi naturalmente lavorandoci mi sono sempre più appassionato al suo modo di concepire la moda e la fotografia, imprescindibili dalla sua personalità. Quando ho ricevuto la proposta di rappresentare la sua visione dell’uomo, ho accettato per celebrare il rapporto personale che ho esclusivamente con lui, naturalmente esponendo le mie condizioni, che ho indicato prima.

L’ars fotografandi non è semplicemente porsi dietro l’obiettivo e affidarsi nelle mani di teorie probabilistiche sperando di riuscire a scattare una buona foto su 1000. E’ una miscela di studio, pratica, sottili angolazioni e accorto gusto estetico. A tal proposito, hai un modello di riferimento tra i grandi nomi della fotografia (penso a Salgado o McCurry), o fai riferimento unicamente ai tuoi istinti stilistici?

Di preciso non ho un modello specifico a cui faccio riferimento poiché sono innamorato di tutta la fotografia e ammiro la capacità di espressione che hanno tutte le opere di tutti i grandi nomi. Sono però influenzato soprattutto dai miei naturali istinti stilistici.

Cinque domande non mi bastano per esaurire tutte le curiosità e i tecnicismi che vorrei domandarti. Per questo motivo, oggi farò un’eccezione: condenserò due domande in una (non me ne vogliate). La prima delle ultime è: qual è la foto che, ad oggi, consideri la tua più riuscita e a cui guardi con maggior soddisfazione? L’ultima, invece, è secca: a colori o b&w?

Non riesco ad indicare una foto che considero più riuscita rispetto ad altre, o del quale vado particolarmente orgoglioso; perché sono soddisfatto ogni qual volta un mio lavoro riesce a suscitare emozioni, naturalmente anche i lavori per commissione. Per la seconda domanda non ho dubbi: preferisco esprimermi in bianco e nero. Ed è al bianco e nero che sicuramente appartengono i miei scatti migliori, anche se come ho già detto, non ne so indicare uno in particolare.

Vittoria M. Podo

In alto: Nico Pedaci ritratto da Sebastiano Pedaci.

Galleria: ritratti di Sebastiano Pedaci, foto tratte da Instagram, Vogue.it.

 

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