La Non Avarizia dei Sensi: Vincenzo D’Ambrosio di Vittoria M. Podo

Sensualmente enigmatico, passionalmente nostalgico e doppio-giochista: posa e fotografa allo stesso tempo. Conosciamo oggi Vincenzo D’Ambrosio attualmente operante a Milano. Quando dico che oltre ad essere un affermato fotografo, posa anche, prendetemi sul serio: l’opera che lo ritrae, la sua interpretazione di un giovane San Sebastiano per Italia in Archivio di Luca Anzalone e Riccardo Maria Chiacchio, è stata esposta all’Armani Silos, durante il Photo Vogue Festival di quest’anno. Le sue foto sono romanticamente provocanti, terraceamente tonalizzate e bertoluccianamente riconoscibili, in un flusso costante di italianità mista a raffinati tentativi di voler rendersi partecipi di Arte e paesaggi che rompono il cuore.

Ciao Vincenzo. Nei tuoi lavori appare spesso la città di Napoli: è il posto nel quale sei nato o hai dei legami particolari con il contesto partenopeo che vorresti raccontarci?

Ho sempre avuto un forte legame con la mia città d’origine. Napoli ha il bisogno di essere raccontata, non solo attraverso i preconcetti o i suoi simboli ma soprattutto attraverso nuove immagini, nuove storie.

Sei molto giovane ma già traspare un estro forte, in cui creatività ed esperienza si fondono in un unico prodotto artistico. Riesci ad essere davanti la telecamera così come riesci a star dietro. In ogni caso emerge evidente la tua personalità. Hai mai cercato di capire come mai succede?

Molte dinamiche non si riescono a spiegare, non so analizzare i motivi del mio essere visibile quando sono davanti come modello o quando sono dietro come fotografo. Cerco di essere me stesso, di tirare fuori la mia anima artistica, senza sforzarmi troppo, poiché a mio avviso l’arte o ciò che è di più simile mai si sforza di avere forma nel mondo, ma si slancia verso il mondo.

A quale età ti rendi conto di aver veramente compreso quale sarebbe stata la tua linea professionale, e, se c’è stato, qual è stato l’evento che ha dato il la alla tua vocazione artistica?

Non c’è mai stata una vocazione, non credo ci sarà. Mi apro ad ogni possibile evento in cui la creatività possa trovare terreno fertile.

Sei un nostalgico, un “hopeless romantic”, ami l’Arte Italiana con, mi permetto, anche un vago interesse verso iconografie e scene religiose. Nei tuoi post, su Instagram, tracce di Bertolucci, Troisi, Mastroianni. Potessi riportare in vita un personaggio del passato e prenderci un the, chi sarebbe, e di cosa parlereste?

Preferirei bere un buon rosso con tutti e tre.

La vita di chi si convive con l’arte, che sia la fotografia o altro, è affamata e si nutre di ispirazioni. Quando sei solo con te stesso e devi raccogliere i pezzi dei tuoi turbinii creativi, qual è il posto dove ti piace ritrovarti?

Non mi precludo nessun posto o forse non esiste un posto migliore. Ho sempre trovato veritiero il pensiero di Emerson quando affermava che in un tronco di un albero, un falegname ci trovava lavoro mentre un poeta poteva ritrovarci l’universo. Credo che sia così per tutti quelli che cercano ispirazioni. La puoi trovare nel nulla come in tutto.

Vittoria M. Podo

In alto: foto tratta da I-d.vice.com.

Galleria: foto tratta da I-d.vice.com. 

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