Quando c’era Gianni di Camilla Cataldo

Eclettico e ardito conoscitore, Gianni Versace è stato e, nella sua eredità, continua ad esserlo, uno dei personaggi più innovativi, più estrosi e totalmente stravolgente del mondo della Moda.

Sin da bambino è coinvolto nell’arte, pacatamente fina, di sarta, che sua madre esercitava a Reggio Calabria; nel suo atelier lo stilista disegnava le sue prime opere d’arte, guardando con brillante sagacia alle sensuali forme delle donne mediterranee, cogliendone le sfumature più accattivanti. Ma la sua prima modella in realtà fu la sorella Donatella, spesso quasi erta a sua musa, con la quale lo stilista fu sempre molto legato, come lo fu con tutta la sua famiglia, che riteneva essere un motore fondamentale; d’altronde la connotazione stessa dell’azienda Versace è quella di ‘’cosa di famiglia’’, concetto legato, almeno alla lontana, alle origini calabresi.

Sarebbe volgare e assolutamente mortificante definire come un semplice stilista Gianni Versace. Egli è da considerarsi un assoluto progressista, coinvolto culturalmente in ogni ambito della conoscenza, sia essa letteraria, cinematografica, classica, musicale, storica soprattutto. È questo che Versace sapientemente inserisce e mescola animatamente nei suoi capi d’Alta Moda; ogni forma d’Arte riempie tutte le sfaccettature della sua vita, del suo mondo più intimo. Ogni sua casa, da Miami a Milano, ogni sua boutique, in particolare quella di Parigi, era intrisa fino all’angolo più recondito di Arte, tanto moderna, contemporanea, quanto classica e, d’altra parte, lo stesso marchio rende evidente il legame con la mitologia greca, di cui lo stilista era appassionato a tal punto da scegliere di essere rappresentato dalla Medusa (un tema che poi è stato molto rielaborato in seguito).

Come per ogni rispettata celebrità, anche Versace aveva nella sua vita dei lati oscuri, delle abitudini che per quanto non tutte raccomandabili, lo hanno reso ciò che era, ad esempio il forte e reiterato consumo di droghe e alcol, la sessualità sdoganata e libera, l’esposizione, in un periodo in cui i tabù erano ancora estremamente importanti, della sua intimità, senza l’imbarazzo della sua esuberante omosessualità. D’altronde il lato più coinvolgente di Gianni Versace è proprio quello umano, in cui non è mai venuto meno il coraggio, l’eloquenza e la bellezza.

“Devo dire che mi piaccio: sto bene dentro il mio sesso e dentro la mia testa.”

Camilla Cataldo

In alto: foto tratta da Huffington Post.

Galleria: foto tratte da Pinterest, Corriere della Sera, Anneofcarversville.com.

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