Ritratto di Famiglia: The Crown di Luca Caputo

Una luce affiora nel buio, a metà tra un lampo che squarcia e il primo raggio dell’alba che illumina. L’oro prende forma, consistenza. I contorni si definiscono, tra intrecci e scintillii di diamanti. La musica suntuosa e potente avanza, ed eccola, nella semi oscurità: la corona.

The Crown, fortunata serie creata e scritta da Peter Morgan e prodotta dalla Left Bank Pictures e dalla Sony Pictures Television per Netflix; da ben tre stagioni oramai, l’ultima rilasciata il 17 Novembre 2019; ci regala da un paio di anni, una visione intimistica, che travalica le porte delle proibite stanze di Buckingham Palace, facendoci immergere nella storia personale e giornaliera della famiglia reale britannica e in particolare su Elisabetta II del Regno Unito; facendoci vivere dal 1947 ai nostri giorni i problemi privati e gli avvenimenti pubblici e storici che hanno cambiato il mondo.

Dovere, famiglia, potere. Una trinità di difficile sopravvivenza, ma saldamente legata, che d’un tratto, alla morte del padre, ricade su una giovane donna neo sposa (Claire Foy) che arriva a governare un impero che si avvia a diventare l’attuale nazione, tra le sfide dell’età moderna; trasformandosi da giovane ragazza insicura e istintiva a donna compiuta, solida e a tratti cinica (Olivia Colman) forgiata della durezza della vita che conduce. Intorno tutti gli altri personaggi ruotano e maturano, da una rampante Principessa Margaret (Vanessa Kirby) che lentamente sprofonda in una gabbia dorata, fino a diventare una naufraga che cerca di non annegare in una vasca di champagne (Helena Bonham Carter), fino ad un Principe Filippo che da turbolento uomo in cerca di realizzazione (Matt Smith) diventa un padre di famiglia contradittorio (Tobias Menzies) fino alle vicende e ai drammi amorosi del Principe Carlo (Josh O’Connor).

Oramai giunti alla terza stagione ( il progetto prevede sei stagioni, con l’idea di sostituire il cast ogni due stagioni) in attesa della quarta, con l’entrata in scena di Margaret Thatcher (Gillian Anderson) e di Diana Spencer (Emma Corin); come mai questa famiglia, dopo tanti anni e svariati documentari e film ci tiene ancora ancorati allo schermo?

Il rapporto con la monarchia è un fatto di fede diceva Umberto II di Savoia, ma quello tra la casata inglese e l’immaginario collettivo è qualcosa di speciale, perché è la famiglia reale che più sentiamo simile. Ammette lo stesso Principe Carlo che la monarchia britannica è il più grande e il più seguito reality show. Una famiglia, infine, di persone semplici che combattono tra ciò che sono e ciò che credono, sforzandosi di adattarsi ai tempi e cercando di portare avanti degli ideali; anche quand’ è difficile. Perché loro sono un modello o almeno cercano di esserlo, ed è in quel cercare che si rassomigliano a noi, lì è racchiuso il loro fascino; nella dissonanza tra la comune e banale sfera privata, non molto dissimile magari dalle nostre famiglie; e la barocca scena pubblica, i lussi e l’incarto del cerimoniale.

A differenza degli altri reali del mondo, o avvolti in aloni di mistero troppo fitti oppure troppo chiacchierati, troppo poco tradizionali o esageratamente hollywoodiani; quelli inglesi sanno creare la giusta suspense, a volte anche senza volerlo, incatenati nella macchina in cui vivono; come se fossero contemporaneamente registi e attori delle proprie vite. Ecco perché ci piace The Crown, ecco perché ancora, anche se magari non siamo britannici o monarchici gridiamo: ”God Save the Queen!”

Luca Caputo

In alto: foto tratta da Journal Post.

Galleria: foto tratte da ABC, Spettacolo.eu, CB01. 

Lascia un commento