Le Grand Final: Jean-Paul Gaultier di Luca Caputo

«Una specie di festa con molti dei miei amici, dove ci divertiremo un sacco fino a tardi».
E così è stato. Théâtre du Châtelet , 22 Gennaio 2020, défilé Haute Couture Spring / Summer 2020. La celebrazioni dei cinquant’anni di carriera di Jean-Paul Gaultier, proprio lui l’enfant terrible. Un’ora di show. L’ultimo successo. Per ora.

Creazioni mozzafiato, ospiti illustri e una brezza frizzante che inondava l’ambiente: una retrospettiva unica su cinquant’anni, portati benissimo, della maison francese più irriverente e chic, come d’altronde il suo leggendario fondatore, che ha annunciato il suo ritiro con quest’evento, dopo l’addio oramai datato al prêt-à-porter. Gigi Hadid, Irina Shayk, ma anche Amanda Lear e Dita von Teese, sono state le muse che hanno interpretato la donna Gaultier in tutte le sue sfaccettature, declinate in 250 abiti. Tra il pubblico Pierre Cardin, Nicolas Ghesquière, Christian Louboutin, Dries Van Noten, Clare Waight Keller venuti a rendere omaggio all’artista e collega.

L’uomo che ha dato vita ad un mondo tutto suo, creando uomini e donne seconda la sua immagine. Irriverenti, sensuali, liberi e ribelli ma sensazionalmente parigini e di classe. Le sue creazioni: corset conique, il corsetto con coppe coniche, la jupe pour homme, la gonna da uomo e la marinière, sono tra le opere che più incarnano la sua arte; nata tra la Parigi lussuosa e aristocratica e quella in bianco e nero dei pavé bagnati e delle periferie bohémien. Quell’uomo arriva al grand final, sulle note di Boy George, in tuta di jeans. Un sorriso disarmante, a tratti seducente e diabolico, sulle labbra. Jean-Paul Gaultier. Iconique.

Luca Caputo

In alto: foto tratta da Jean Paul Gaultier.com

Galleria: foto tratte da Jean Paul Gaultier.com   

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