L’Altro Yamamoto di Luca Caputo

21 Luglio 2020, ci lascia Kansai Yamamoto. Non Yohji, ma Kansai. Stesso cognome, stessa nazionalità ma di stile esattamente opposti. Pioniere in Occidente, Kansai; l’altro Yamamoto ( cognome diffusissimo in Giappone) è tra i designer più innovativi ed in voga tra gli anni Settanta e Ottanta. Effetti geometrici e giochi di materiali: la suit “Tokyo Pop”, realizzata per David Bowie nel 1973 è il riassunto della sua parabola di stile iconica e moderna.

Scomparso a 76 anni per una leucemia; Yamamoto ci lascia il ricordo di un uomo appassionato, sognatore e visionario. Ancor’ora si ricorda il suo iconico esordio in Europa, con la prima sfilata a Londra nel 1971, a soli diciassette anni. In prima fila celebrità del calibro di Stevie Wonder, Elton John e David Bowie; che rimase folgorato e ammaliato dallo stile unico di quel personaggio:Ha una faccia insolita… Non sembra né uomo né donna…c’è un’aura di fantasia che lo circonda. Ha fascino”.

La sua visione sconvolse la Londra di quegli anni. A differenza degli artisti europei che contestavano le loro radici come forma di ribellione, la corrente fashion giapponese si ispirò invece alle tradizioni della loro terra. La prima collezione e in seguito l’intero stile di Yamamoto si ispirarono alla figura del Basara, nome di un importante gruppo di Samurai che, nel Giappone del Cinquecento, si distinsero per indipendenza e anticonformismo. E poi i suoi super show, e la sua Sayoko Yamaguchi. La prima modella giapponese ad avere impatto internazionale; da lui lanciata. L’eredità di Kansai Yamamoto è proprio questa ricercare il futuro nel passato, nelle tradizioni. Amare la bellezza e le proprie radici.

Luca Caputo

In alto: foto tratta da Vogue.

Galleria: foto tratta da TSingapore.

 

 

 

 

 

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