Bombshell – La voce dello scandalo di Luca Caputo

Tacchi a spillo altissimi, abiti attillati e scollati. Gonne vertiginosamente corte per scoprire le gambe, esaltate appositamente da scrivanie trasparenti. Lunghe chiome fluenti, soprattutto bionde. Un teatrino, una macchina per dare vita allo stereotipo della donna da sogno della società americana nel tempio dei media del potere conservatore: Fox News. Tre donne, ognuna a modo proprio, sventano questa farsa costruita dal maschilismo, impregnata di squallore. Basterebbero queste poche parole per riassumere la trama di Bomshell – La voce dello scandalo, film del 2019 diretto da Jay Roach e ispirato allo scandalo sessuale di Roger Ailes, chief executive della Fox News Channel; scatenato da Gretchen Carlson a cui poi si sono aggiunte Megyn Kelly e altre ventitré donne. Ad interpretare le due conduttrici, le acclamate Charlize Theron e Nicole Kidman. Margot Robbie interpreta invece un ruolo inventato ma altrettanto significativo: un ambiziosa giovane ad inizio carriera, che, dopo aver subito delle molestie per un avanzamento, a seguito dello scandalo trova il coraggio di rispettare se stessa e di lasciare il suo posto. Uno scandalo significativo all’alba dell’America trumpista.

Andando al di là delle critiche alla regia, secondo le quali lo stile dissacrante del nuovo cinema iperrealista americano ha danneggiato la trama, togliendole spessore; al di là della sceneggiatura e della critica alla società degli Stati Uniti: citando il critico cinematografico Owen Gleiberman, «Bombshell è un film scottante e potente su cosa sia diventata, in America, la necessità di vendere. Il film parla di vendere sesso, vendere un candidato, vendere se stessi, vendere la verità. E di come tutte queste cose si siano incontrate a Fox News.» Non si può negare che Bombshell sia un film che parla di donne.

Parla di donne complici che chiudono gli occhi difronte alla verità, oppure di parte contro altre donne poiché dalle stesse vicende alcune di loro hanno tratto beneficio. Parla di donne che non ci stanno, che si ribellano al sistema, che si arrabbiano e si fanno valere. Gli uomini nella pellicola appaiono come grotteschi e buffi, quasi personaggi di secondo piano, nonostante non abbiano un ruolo minore. Parla sopratutto del problema delle donne di non riuscire a far squadra l’una con l’altra. Il problema, che va oltre la vicenda e lo schiacciante potere maschilista, è proprio questo. Le donne si affidano agli uomini, si fidano più degli uomini che di e tra loro stesse. Cercano qualcuno che le ‘’protegga’’;  quando invece come scoprono le stesse protagoniste del film già da sole si vince una battaglia ma insieme si vince una guerra.

Luca Caputo

In alto: foto tratta da Pinterest. 

Galleria: foto tratte da Variety, Medium, Amica. 

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