‘’C’è una cosa che in prigione si impara: mai pensare al momento della liberazione, altrimenti c’è da spaccarsi la testa nel muro. Pensare all’oggi, al domani, tutt’al più pensare alla partita di calcio del sabato; ma mai più in là. Prendere il giorno come viene.’’

John Steinbeck

Liberazione. In tempi di incertezze, di paura e restrizioni, come questi, è la parola che più balena nelle menti; come una fioca luce a schiarire le tenebre. Speranza che dona la forza per andare avanti, la gioia per ciò che verrà, anche se lontano.

Ma a volte è proprio quell’attesa nel buio che ci strazia, che ci fa abbandonare noi stessi. Proprio nel momento in cui dovremo essere più forti, cadiamo in pezzi tra le nostre stesse mani, divorati dai dubbi, dalle incertezze. Dobbiamo provvedere a liberarci da soli. Le battaglie, ora contro un virus, domani contro qualsiasi avversità della vita, si vincono con le armi che sono dentro di noi ma che non sappiamo di avere.

Scatenare le luci abbaglianti contro i fumi dell’angoscia, liberare l’ottimismo e mettere a tacere il pessimismo. Non bisogna soccombere, bisogna trovare la forza. Negli anni Quaranta, in piena guerra, spesso si festeggiava, si cercava di allontanare l’idea della devastazione che imperava; per andare avanti, lottare e costruire, poi, qualcosa di migliore. La liberazione, quindi, regaliamocela ora.

Luca Caputo

In alto: foto tratta da Steller.

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