Dicembre 2018: SPEGNENDO LA LUCE, LA PELLE É UGUALE PER TUTTI I CORPI

Nell’Agosto 1988 Naomi Campbell è la prima donna nera ad apparire sulla copertina dell’edizione francese di Vogue. In poco tempo, sarebbe apparsa anche su quella dell’edizione britannica. Ma bisognava veramente aspettare il 1988?
A quanto pare sí. Esattamente come bisognava aspettare il 2009 per vedere la prima persona di origini afroamericane ricoprire la carica di Presidente degli Stati Uniti d’America.

Se è vero che la moda, per costituzione, dovrebbe portare novità e se, come diceva Diana Vreeland, ‘’ Non diamo ai lettori quello che vogliono, ma quello che non sanno di volere’’, come può la stessa moda che ha consacrato Iman, Alek Wek, Bethann Hardison, Naomi Campbell, Beverly Peele e Nadège du Bospertus contare solo il 6% di modelle “black”, meno di quante ce ne fossero negli anni Settanta? Marchi come Victoria Beckham, Calvin Klein, Chanel, Armani, Gucci, Roberto Cavalli e Marc by Marc Jacobs sono stati criticati negli ultimi anni per non aver favorito la scelta di modelle di colore, eppure la stessa Victoria si considera amica intima della Venere Nera.

È chiaro, all’arte non si comanda, l‘ispirazione è personale e la moda è anche una questione di controsensi, eppure tutti sanno che quando si fa moda è impossibile trascurare la missione di portare avanti un messaggio, il più forte e attuale possibile. Da antologia sono stati i défilé di Yves Saint Laurent, da sempre caratterizzati da un gusto per l’esotico, a partire dal successo della collezione Africa del 1967. Grazie a casting più vari, alla nascita di campagne come Diversity Coalition (sostenuta da Naomi Campbell, Iman e Bethann Hardison) e a progetti editoriali d’impatto come il numero di Luglio 2008 di Vogue Italia (The Black Issue, di Franca Sozzani), qualcosa si è smosso.

Ma ora basta aspettare, siamo ancora all’inizio e bisogna affrettare il passo. D’altronde, oramai dovrebbe essere chiaro a tutti che, spegnendo la luce, la pelle è uguale per tutti i corpi.

Luca Caputo

a cura di Emma Manco

In alto: Kristen McMenamy, New York, 1992, Peter Lindbergh tratta da Twitter.com.

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